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Francesco Foti si racconta alla redazione

Quando hai iniziato ad interessarti alla musica?

Il mio amore per la musica è un sentimento innato. Mia madre ha avuto il primo negozio di dischi di Giarre (CT), la mia città natale, quindi da dentro la pancia ascoltavo già musica di ogni genere. In seguito, mio padre mi ha educato all’ascolto di musica classica, per poi iniziarmi ai Pink Floyd, fino a quando, autonomamente, sono “degenerato” nel cantautorale, rock e pop (così lui definiva simpaticamente il mio status musicale, fino a qualche anno fa). All’età di 16 anni ho inziato a studiare chitarra e scrivere le prime canzoni. Poco più in là, ho iniziato anche a studiare canto.

Raccontaci del tuo percorso artistico…

Dal momento in cui è nata la prima canzone, mi sono reso conto che quello del cantautore  poteva essere un lavoro. Trasformare la propria forza e linfa vitale in lavoro è il massimo che si possa chiedere alla vita. Il mio è un percorso artistico pieno di ostacoli, poiché dal momento in cui ho scritto “L’uomo nero” (2006), che è considerato il mio singolo d’esordio (nonostante ci siano altre composizioni antecedenti in colonne sonore di cortometraggi), al momento della sua veste e pubblicazione (2013) sono passati circa sette anni. Di pari passo con l’uscita di questo singolo, ho avuto la fortuna di firmare due canzoni per Alessandro Canino: “Sarai” e “L’amore è amore”. Dopo questa fase, oltre a continuare a scrivere altre canzoni, ho cercato qualcuno che credesse realmente nella mia idea di progetto musicale, fino a quando nel 2016 ho deciso di autoprodurre il nuovo singolo “Tàn Tàn Tàn”, seguito da “Renzo il torbido” pochi mesi fa.

“L’uomo nero” è una ninna nanna di speranza per i diritti dei bambini, caratterizzata da un testo molto forte su di una musica molto dolce. “Tàn Tàn Tàn” segna la mia svolta rock al quale miscelo ironia e un tocco di noir per denunciare i mali dei nostri tempi. “Renzo il torbido” è una rilettura in chiave moderna de “I Promessi Sposi” del Manzoni.

Nonostante l’eccellente riscontro in termini di gradimento sui Social, YouTube (con numeri record per lavori autoprodotti), Radio, TV e live, mi ritrovo ancora una volta a dover investire di tasca mia su un nuovo singolo per non fermare o far morire il mio progetto. Non potendo realizzare un intero Album, salvo imprevisti o contatti improvvisi derivanti da una inversione di tendenza nel settore musicale, andrò avanti di singolo in singolo fino a raccogliere il numero di canzoni necessarie per poter far uscire qualcosa di fisico.

Quali sono i tuoi punti di riferimento musicali?

Sicuramente i grandi cantautori italiani, da Rino Gaetano a Giorgio Gaber, fino ai contemporanei: Carmen Consoli, Franco Battiato, Samuele Bersani, Max Gazzè, Daniele Silvestri, Niccolò Fabi e altri. Come detto in precedenza, sono cresciuto con la musica classica e i Pink Floyd, ai quali, nel tempo, si sono aggiunte altre Band quali i Depeche Mode, e gli italiani Afterhours e Il Teatro Degli Orrori. In sintesi: m’interessa la buona musica e m’interessano i testi di chi abbia qualcosa da dire.

 

Cos’è la musica per te?

La musica è vita, libertà. È il dono più prezioso che abbiamo, insieme all’amore e alla salute. È ciò che mi dà la forza di andare avanti nonostante tutto, perché non riesco ad immaginare la mia vita senza musica: non avrebbe senso, equivarrebbe a morire. Questo è un concetto molto difficile da spiegare a chi non sente lo stesso trasporto che ho io, ma banalmente potrei dire che la mancanza di musica nella mia vita sarebbe come mancanza d’aria, impossibilità di respirare, soffocare.

 

Hai un particolare progetto a cui arrivare come massima aspirazione?

Il mio progetto musicale è quello di realizzare un album e raggiungere una visibilità che possa permettermi di vivere con il solo lavoro che amo più di ogni altro, ovvero la musica. Come ho già dichiarato in altre occasioni, non ho grosse pretese, e mi accontenterei del “minimo sindacale” per arrivare a fine mese, non cerco necessariamente il lustro del grande palco o il contratto a cinque o sei zeri. M’impongo sempre di lavorare in modo professionale durante tutte le fasi di realizzazione di una canzone e di ciò che ne consegue (videoclip e live). Purtroppo, al giorno d’oggi, vivere di musica è diventato quasi impossibile e chi vi riesce è da considerarsi un privilegiato, poiché la ricerca dei talenti è quasi inesistente, i pochi investimenti degli addetti ai lavori si concentrano sulla canzone stagionale, e quando viene offerto un contratto, questo porta con sé delle clausole il più delle volte “assurde”. Non esiste più il rispetto verso il cantautore, il musicista, il paroliere, l’autore. Non esiste più il rispetto per i ruoli: chi dovrebbe produrre, promuovere, aiutare l’artista, spesso lo ostacola, ne stravolge l’identità e la sostanza. Molti cantautori abbandonano perché, purtroppo, bisogna pur mangiare e l’Italia è un Paese in cui non c’è spazio per la cultura di base, quindi figuriamoci per quella musicale. La distruzione dell’Istruzione da parte delle Istituzioni ha portato anche a questo. E i cantautori vengono messi a tacere perché sono scomodi e scuotono le coscienze dormienti, cosa che non va bene, perché chi ha un pensiero proprio, diventa pericoloso, pensare è un’arma e in questo periodo storico ci viene chiesto di posare le armi, di svuotarci ed obbedire mestamemte. Se dentro ognuno di noi c’è il vuoto, anche il marcio che abbiamo attorno è qualcosa in più e il più delle volte indistinguibile e quindi spacciabile per bello.